Come scegliamo la carne che mangiamo? Siamo proprio sicuri di cucinarla nel modo giusto?
Ecco i consigli di chef Marco Bortolini del Ristorante “Da Gigetto” di Miane.
Il filetto è probabilmente il taglio più nobile di tutto l’animale. Stiamo parlando del bovino e del suo filetto di sorana, e ce ne parla Marco Bortolini, chef del ristorante “Da Gigetto”.
Da oltre vent’anni si dedica alla vita della cucina e ora grazie all’attività di famiglia ha la possibilità di essere uno dei protagonisti dell’arte culinaria del Quartier del Piave.
Una ricetta semplice quella del filetto di sorana che spesso riempie le nostre tavole. Ma come scegliere il taglio giusto? L’età dell’animale è sicuramente è un primo criterio. Non più, in questo caso, di vitello ma di sorana è il taglio scelto. Ma anche peso e colore sono altri aspetti per una scelta consapevole.

Una buona cottura alla griglia e ingredienti di prima scelta. Ecco la preparazione, la cottura e l’impiattamento secondo chef Marco Bortolini, in questo video realizzato per la rubrica “Alimentazione & Informazione” a cura della redazione di Qdpnews.it.
Caminetto accesso e regali sotto l’albero. Mancano poche ore al Natale e al tanto atteso cenone della Vigilia. C’è chi lo passerà con amici al ristorante, ma i più lo trascorreranno a casa con la famiglia. Ed ecco quindi alcuni consigli culinari “last minute”, pronti per servire nelle nostre tavole questa sera a cena, o domani a pranzo, qualcosa della tradizione veneta oppure, perché no, qualcosa di insolito.
Nella cucina di Davide Croce, proprietario del ristorante bistrot “Equilibri” a Treviso, non manca proprio nulla, e soprattutto allo chef non mancano le idee.
Davide Croce (foto Qdpnews.it)
Molisano di origine ma veneto d’adozione, Davide Croce spiega come ha saputo unire i piatti della cucina di casa con la ricchezza culinaria trevigiana. “Mi ricordo da bambino che per la vigilia si incominciava a preparare giorni e giorni prima”, spiega Chef Davide.
Ora i ritmi frenetici moderni lo rendono spesso difficile, ma la passione per la buona tavola rimane. Padelle vuote e frigo che piange ? Niente paura. “Andate dal vostro macellaio di fiducia” – consiglia lo chef Davide Croce – “e facciamoci consigliare i pezzi giusti per un buon bollito di carne.” Testina, lingua o guancia di manzo è già un buon inizio. Non può mancare anche il cappone per il brodo dei tortellini.E con il bollito contorni a volontà a partire dall’inseparabile radicchio trevigiano, passando per la zucca, i carciofi o i cardi.
La ricetta per natale
Abbiamo parlato di carne, ma la ricetta per un antipasto semplice e veloce, che lo chef Davide Croce ci la svela solo alla fine, è a base di pesce: sono dei gamberi fritti avvolti in una fettina di lardo e nella pasta kataifi accompagnati da una crema di maionese e aceto balsamico. Qualità e occhio alla spesa. Possiamo parlare di Natale “low cost” ? Certo che si, risponde prontamente il nostro ospite. “A Natale possiamo permetterci anche dei buoni tortellini freschi da 5 euro all’etto, senza dimenticare le verdure di stagione, che anche al mercato, hanno dei costi contenuti.” [articolo alimentazione e informazione]
Ricetta Natale | Articolo, foto, video per la rubrica “Alimentazione e Informazione” di Qdpnews.it
Riprese di Nicola Casagrande, Montaggio di Alberto Pezzella. Artigianato Vivo 2016 è a cura di Dplay
Tutto pronto per la 36^ edizione di “Artigianato Vivo”
Arrivando a Cison in queste calde sere d’estate si avverte un’aria particolare, un brulicare di persone, un vociare; in poche parole “Artigianato vivo” è nell’aria.
Tutto pronto per la 36^ rassegna di “Artigianato Vivo”. La rassegna si terrà dal 6 al 15 Agosto tra le vie e le piazze del centro storico di Cison di Valmarino.
Sono già molti gli artigiani che si aggirano per il borgo. Saranno circa duecento sparsi lungo il tradizionale percorso per le viuzze e strade del paese. Nella sede della Pro Loco, oltre ai volontari del gruppo mostra, troviamo anche qualche figurante del “Gruppo Sbandieratori Dama Castellana”, anche loro pronti per l’esordio del 6 di agosto. Il primo agosto arriverà da Valdobbiadene la “Britola” più grande del mondo. Il critico gastronomico più famoso d’Italia Edoardo Raspelli, dovrebbe fare capolino nel borgo di Cison già dal 9 di agosto, per visitare le terre del prosecco in vista della tradizionale intervista sotto le stelle del 10 agosto.
Molto nutrita anche la “pattuglia” dei cantanti e dei gruppi musicali, capitanati da “Nada”. C’è molta attesa anche per i tre appuntamenti di “Artigianato dal Vivo” che vedranno i manufatti prendere vita e forma dalle abili mani degli artigiani in piazza Brandolini. Lo stesso vale per i maestri cisonesi dello “speo”, pronti a stupire con la loro destrezza, anche loro lungo il percorso della mostra, custodi di una tradizione culinaria tramandata da padre in figlio.
Alcuni appuntamenti…
Sabato 6 Agosto 18:00 – Sala Consiliare del Municipio – Inaugurazione 36^ Edizione “Artigianato Vivo”
Lunedì 08 Agosto 21:00 – Piazza Roma – Nada & A Toys Orchestra Concerto e serata solidale a favore di ANED, Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto
Martedì 9 Agosto 20:00 – Piazza Brandolini – “Artigianato dal Vivo” gli artigiani lavorano live e si raccontano
Mercoledì 10 Agosto 21:00 – Piazza Roma – “Intervista sotto le stelle”. ospite il giornalista e scrittore Edoardo Raspelli il critico gastronomico più famoso d’Italia.
Qui potrete trovare il programma completo della 36^ rassegna di “Artigianato Vivo”.
Ufficio Stampa Artigianato Vivo 2016, 6 Agosto 2016
Treviso | E’ forse il dolce più amato, sicuramente il più conosciuto nel mondo. Dall’America alla Cina, tutti lo vogliono. E’ il Tiramisù, dolce trevigiano che nasce proprio qui nel cuore del centro storico della Marca. Negli inizi degli anni ’60 il Tiramisù vede l’alba per la prima volta nella cucina delle Beccherie, dietro i portici di Piazza dei Signori.
Come il nome suggerisce è un dolce che da carica e forza per la presenza delle uova, dello zucchero e del caffè. Il Tiramisù è per tutti. Ottimo ricostituente, adatto ai bambini ma anche alle donne dopo il parto, come vuole la tradizione.
Le storie e le ciacoe trevisane narrano che anche nelle case chiuse de “Cae de Oro”, antico quartiere non distante dalla chiesa di San Niccolò, si usasse porgere ai clienti una fetta di Tiramisù, dopo la “danza trevigiana” tanto narrata dal film “Signore e Signori”, simbolo dell’amore in città.
Alfredo Sturlese, Titolare della trattoria “Toni del Spin”
Da allora molte sono le ricette che hanno visto trasformarsi il Tiramisù, ma noi siamo andati a farci raccontare la ricetta originale in un locale a pochi metri da dove sorgevano quelle antiche Beccherie.
In via Inferiore la Trattoria “Toni del Spin” serve ai tavoli ininterrottamente dal 1880, e il titolare Alfredo Sturlese ci ha aperto le porte della sua cucina per mostrarci la vera ricetta trevigiana del dolce più famoso del mondo.
La ricetta
Tuorlo d’uovo, zucchero, savoiardi, caffè, mascarpone e una spolverata di cacao. Sono gli ingredienti del Tiramisù. Una preparazione semplice e veloce, che non prevede alcuna cottura. Pronto in 5 minuti. Zucchero e uova si mescolano al mascarpone. La crema che si crea, sarà la base del nostro Tiramisù, prima di inzuppare i savoiardi nel caffè, rigorosamente tiepido. I savoiardi, uno a fianco all’altro, copriranno tutta la teglia. Si andrà ora a coprire con un primo strato di crema per poi andare a creare un altro strato di savoiardi inzuppati. Copriamo nuovamente con la crema e infine spolveriamo il cacao su tutta la superficie. Mettiamo a riposare nel frigo …e il Tiramisù è pronto. Buon Appetito!
Da quello in bicchiere con le scaglie di cioccolato a quello con le fragole. Rivisitazioni fantasiose e esperimenti culinari che hanno spostato altrove il nome Tiramisù. In molti hanno tentato di “scipparci” il famoso dolce “made in Treviso”, dal vicino Friuli fino ad arrivare alle ricette oltreoceano. Il Tiramisù rimane ancora in queste tavole a dare la giusta carica ed energia alla Marca gioiosa et amorosa.
“Alimentazione e Informazione” a cura della Redazione di QdpNews.it
I Maestri dello spiedo ci svelano i segreti della sua storia e l’arte della preparazione
Lo spiedo è da sempre una vera e propria forma d’arte per il Quartier del Piave. Un’antica ricetta che viene tramandata di generazione in generazione. Cucinata in mille modi diversi in tutto lo stivale, ma proprio qui, nelle colline trevigiane, prende forma da secoli nelle cucine delle nostre nonne. Oggi ci troviamo a Corbanese di Tarzo, in un piccolo e intimo rustico in legno che qui per tutti è la cucina “Da Nico”. Siamo in compagnia di Remigio Villanova, il presidente dell’associazione Maestri dello Spiedo di Pieve di Soligo. La riscoperta della nostra storia ci porta inevitabilmente, secondo il presidente Villanova, alle eccellenze del nostro territorio. Questo storia ci racconta proprio di una di queste eccellenze. Lo spiedo dei Maestri, chef nei secoli di un piatto povero che è da sempre nelle nostre tavole.
La Storia
La storia parla della povertà dei contadini che, nei pochi giorni di festa che avevano a disposizione, si riunivano nei colmelli per preparare lo spiedo con la poca carne che avevano a disposizione, vale a dire ciò che rimaneva di tutta la parte buona e pregiata che veniva data ai padroni, conti e signorotti del tempo. I resti dei contadini erano le costicine, la finottella (o in gergo “stracul”) e gli uccelletti. Perché gli uccelletti ? Perché all’epoca era l’unica carne che i nostri poveri potevano permettersi e potevano cacciare senza il fucile, intrappolandoli in delle grandi reti. Ora gli uccelli volano liberi, in quanto ne è vietatissima la caccia, e il nostro spiedo moderno è rigorosamente senza gli uccelletti e con carne di prima scelta secondo la tradizione dell’associazione dei Maestri dello spiedo.
Una curiosità legata a quel mondo di fame e povertà è però rimasta. Una patata chiude ai due estremi lo spiedo, perché quando la carne non bastava ci si metteva ciò che avanzava per saziare tutta la famiglia, anche se, come ci insegnano i nostri maestri-chef, la patata ha il ruolo di assorbire il profumo dello spiedo. Un piatto povero ma ricco sia al gusto che alla vista e all’olfatto. E se volessimo aggiungere tra i sensi anche l’udito, il ticchettio del girarrosto a manovella – nulla di elettronico e tecnologico – ci riporta alla tenera età quando da “tosatel” ci si sedeva vicino alla manovella a guardar i “veci che teniea el fogo”.