I Maestri dello spiedo ci svelano i segreti della sua storia e l’arte della preparazione

Lo spiedo è da sempre una vera e propria forma d’arte per il Quartier del Piave. Un’antica ricetta che viene tramandata di generazione in generazione. Cucinata in mille modi diversi in tutto lo stivale, ma proprio qui, nelle colline trevigiane, prende forma da secoli nelle cucine delle nostre nonne. Oggi ci troviamo a Corbanese di Tarzo, in un piccolo e intimo rustico in legno che qui per tutti è la cucina “Da Nico”. Siamo in compagnia di Remigio Villanova, il presidente dell’associazione Maestri dello Spiedo di Pieve di Soligo. La riscoperta della nostra storia ci porta inevitabilmente, secondo il presidente Villanova, alle eccellenze del nostro territorio. Questo storia ci racconta proprio di una di queste eccellenze. Lo spiedo dei Maestri, chef nei secoli di un piatto povero che è da sempre nelle nostre tavole.

La Storia

maestri dello spiedo

La storia parla della povertà dei contadini che, nei pochi giorni di festa che avevano a disposizione, si riunivano nei colmelli per preparare lo spiedo con la poca carne che avevano a disposizione, vale a dire ciò che rimaneva di tutta la parte buona e pregiata che veniva data ai padroni, conti e signorotti del tempo. I resti dei contadini erano le costicine, la finottella (o in gergo “stracul”) e gli uccelletti. Perché gli uccelletti ? Perché all’epoca era l’unica carne che i nostri poveri potevano permettersi e potevano cacciare senza il fucile, intrappolandoli in delle grandi reti. Ora gli uccelli volano liberi, in quanto ne è vietatissima la caccia, e il nostro spiedo moderno è rigorosamente senza gli uccelletti e con carne di prima scelta secondo la tradizione dell’associazione dei Maestri dello spiedo.

Una curiosità legata a quel mondo di fame e povertà è però rimasta. Una patata chiude ai due estremi lo spiedo, perché quando la carne non bastava ci si metteva ciò che avanzava per saziare tutta la famiglia, anche se, come ci insegnano i nostri maestri-chef, la patata ha il ruolo di assorbire il profumo dello spiedo. Un piatto povero ma ricco sia al gusto che alla vista e all’olfatto. E se volessimo aggiungere tra i sensi anche l’udito, il ticchettio del girarrosto a manovella – nulla di elettronico e tecnologico – ci riporta alla tenera età quando da “tosatel” ci si sedeva vicino alla manovella a guardar i “veci che teniea el fogo”.

Gli ingredienti dello Spiedo

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Tratto dalla rubrica “Alimentazione e Informazione” a cura della Redazione di QdpNews.it

Video, Foto e Articolo di Alberto Pezzella